Marvel Fresh Start: secondo giro

Nell’ultimo articolo (lo trovate qui), avevo provato ad esprimere un primo, incompleto giudizio sull’ennesimo rilancio editoriale della Marvel Comics, che ha un titolo quantomai chiaro e programmatico: Fresh Start. E’ passato un po di tempo, ho avuto modo di leggere altre proposte legate a questo evento della Casa delle Idee ed è quindi giunto il momento di un secondo giro sulla giostra il quale, vi premetto, confermerà molte delle impressioni avute al primo impatto. In particolare, scrivo dopo la lettura di Amazing Spider-man 13 (#722), Capitan America 6 (#110) e Fantastici Quattro 5 (#390), quindi se non volete spoiler su queste serie evitate di proseguire!

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La copertina di Amazing Spider-man #13, realizzata da Ryan Ottley.

Amazing Spider-man di Nick Spencer, Ryan Ottley e Humberto Ramos – Dopo una prima pentalogia denominata “Ritorno alle origini”, il cui obiettivo era quello di riportare il tessiragnatele allo status quo del passato ripescando personaggi poco utilizzati negli ultimi anni, e dopo un insipida saga di due episodi dedicata al nuovo coinquilino di Peter (il supercriminale Boomerang!) si è passati alla trilogia con il ritorno della Gatta Nera che, nella recensione di Amazing #8 (qui) definivo “promettente”. Purtroppo, la saga non si è rivelata memorabile come speravo, almeno dal punto di vista prettamente avventuresco, perchè invece dal lato più squisitamente “soap-operistico” ha fatto registrare una geniale trovata narrativa di Nick Spencer, ovvero l’introduzione dei Guardacielo. I guardacielo non sono altro che un gruppo di supporto dedicato agli amici e partners dei supereroi, i quali possono in questo modo sfogare le proprie ansie, le proprie paure ed anche, perchè no, la loro invidia nei confronti dei loro fantastici conoscenti. Ad introdurre questo gruppo nella mitologia ragnesca sono Carlie Cooper e Mary Jane, due delle ragazze che più hanno sofferto nella loro vita a causa della relazione con Spider-man. E il discorso finale della rossa, dove vediamo da un lato tutto il suo senso di inadeguatezza ma, dall’altro, tutto il suo amore e la sua ammirazione per il compagno, è veramente toccante.

Arriviamo quindi all’ultima trilogia pubblicata, “Premio alla carriera”, dedicata al mitico J.Jonah Jameson. Avete presente la differenza tra un bravo pittore e Picasso? Il primo ha magari passato anni della sua vita a studiare, prima di un opera si prepara al meglio studiando il contesto e i personaggi che vuole rappresentare ed infine realizza qualcosa che è bello e piacevole secondo tutti i canoni classici dell’arte. Picasso, semplicemente, realizza capolavori indimenticabili, che rompono con gli schemi dell’epoca e per questo possono anche risultare indigesti , ma che indubbiamente sono considerati da tutti come massimi esponenti della cultura del novecento. Leggendo questa saga mi è venuta in mente questa dicotomia e, purtroppo, Nick Spencer sembra appartenere alla prima categoria (almeno per ora). Premio alla carriera contiene tutti gli elementi tipici di una storia di Spider-man, gran supporting cast, introspezione, umorismo (forse un pò troppo calcato in questo caso), ma manca di epicità, non riesce a svettare tra altre decine di storie simili sull’argomento. Speriamo che a partire da Amazing #16, con l’inizio della saga “Hunted” in cui dovrebbe giungere a compimento la sottotrama di Kraven, la situazione cambi radicalmente, altrimenti ci troveremo a rimpiangere la gestione di Slott, contro ogni previsione.

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Le tavole di Alex Ross sono sempre una gioia per gli occhi.

Capitan America di Ta-Nehisi Coates e Leinil Francis Yu – Lo avevo detto anche l’altra volta: la nuova serie del Capitano, firmata da due superstar dei comics (Coates in particolare si è occupato egregiamente del rilancio di Black Panther), era tra quelle da me più attese e quella per cui nutrivo la maggiore curiosità. Fa piacere affermare che l’attesa è stata ampiamente ripagata e che Capitan America è una delle proposte più convincenti di Fresh Start, con una prima saga che vi terrà letteralmente incollati alle sue pagine. Il senso dell’opera di Coates può essere riassunto nella macabra frase pronunciata ad un certo punto da uno dei villain: “Per uccidere Capitan America non devi uccidere l’uomo, devi uccidere il sogno”.

Ma andiamo con ordine. Siamo nell’America post-Secret Empire, un’America che ha perso il suo ultimo punto di riferimento dopo che Capitan America ha tradito la causa e ha guidato l’Hydra alla conquista del mondo. Ora il vero capitano è tornato e l’organizzazione neonazista è stata sconfitta ma, mentre nuovi nemici iniziano a sorgere all’orizzonte, la nazione è più che mai divisa e confusa, così come il suo paladino più nobile, che si interroga sul suo ruolo e sulle sue capacità. Una situazione di caos che i nemici dell’America non esitano a sfruttare a proprio vantaggio, attirando Steve Rogers e Sharon Carter in una trappola da cui sarà veramente difficile uscire. Sono almeno tre i livelli di lettura nella saga di Coates: il primo è quello più “avventuroso“, con il protagonista che affronta tutti i pericoli a testa alta in un’avventura ricca di azione, pathos ed elementi di spionaggio (come dovrebbe essere per ogni avventura di Cap che si rispetti); il secondo è quello dell’eroe moderno, tormentato da dubbi ed incompreso dall’opinione pubblica nonostante tutti i suoi sforzi (una situazione relativamente inedita per Cap, ma estremamente interessante); l’ultimo livello, e quello che rende questa run una delle migliori nella storia della Sentinella della Libertà, è il sottotesto politico e il forte richiamo all’attuale situazione socio-economica degli USA. L’america, come sempre, è assediata dai propri avversari, che tentano di screditarla agli occhi del mondo ancor prima di distruggerla, ma stavolta questi avversari hanno in parte ragione. Perché il governo potrebbe essere corrotto, e comunque ha compiuto azioni che hanno macchiato il sogno americano, perché i suoi cittadini hanno smesso di lottare per il bene comune e si sono lasciati conquistare dalla paura. E’ impossibile non notare un chiaro attacco alla presidenza Trump, così come è impossibile non appassionarsi alla storia imbastita da Coates, che ricorda molto da vicino (anche per i personaggi utilizzati) l’arco narrativo di Ed Brubaker dei primi anni 2000. I disegni di Yu completano egregiamente il mix, anche se personalmente non gradisco molto il suo modo di caratterizzare i volti e in particolare gli occhi, cosa che comunque non mi impedisce di apprezzare alcune tavole dell’artista malesiano veramente ben realizzate.

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La marvel sta mettendo molta cura nella realizzazione delle cover. Questa è di Esad Ribic, autore tra le altre cose del crossover “Secret Wars”.

Fantastici Quattro di Dan Slott (e disegnatori vari) – Dopo ben tre anni di assenza dalla scena editoriale, riparte con gran clamore mediatico la serie dedicata alla prima super famiglia del Marvel Universe, con al timone l’autore di una run decennale su Amazing Spider-man. Molto è cambiato mentre Reed, Sue, Franklin e Valeria vivevano la loro fantastica avventura nel multiverso, alcuni eroi hanno riempito il vuoto lasciato dai Fantastici 4 e occupato la loro casa, il Baxter Building, ma altre cose non sono cambiate, tra cui l’amore di Ben e Alicia e l’arroganza del Dottor Destino. Come ciliegina sulla torta, poteva forse mancare il ritorno di Galactus, nuovamente intenzionato (apparentemente) a cibarsi del nostro pianeta?

Se di Amazing ho letto ormai un numero bastevole di episodi e per Captain America quanto pubblicato è più che sufficiente per farsi un’idea, per Fantastic Four qualsiasi giudizio sarebbe affrettato, visto che per ora Slott si è limitato a ricomporre il team e a sistemare le carte in tavola per sviluppi futuri. Emerge chiaramente la voglia di accontentare gli appassionati di vecchia data, riportando in campo tutti i personaggi più amati (bisogna ancora capire con quale scopo, dettaglio non trascurabile!) e spingendosi fino al limite del puro fanservice, ma allo stato attuale manca quell’originalità indispensabile per attrarre nuovi lettori, lettori a cui magari non fa nessun effetto assistere al matrimonio di Ben ed Alicia perché non hanno vissuto l’evolversi della loro storia d’amore e non l’hanno fatta propria. Da sempre l’aspetto soap-operistico, insieme alla grande attenzione per la continuity, è l’asso nella manica della Marvel, ma in una serie dedicata agli FQ non può certo mancare l’elemento avventuristico; a questo proposito, non avrebbe guastato un maggior approfondimento dell’opera di creazione di nuovi universi portata avanti da Franklin, che è stata stoppata già nel secondo episodio nella fretta di ricomporre il team. Non è detto che Slott non corregga il tiro nelle prossime uscite, sicuramente ha molto altro in mente per questa testata, ma quanto presentato finora non mi sembra abbastanza per distinguere Fantastic Four dal marasma di fumetti che oggigiorno è possibile acquistare in fumetteria. Non aiuta la girandola di disegnatori che si sono succeduti dopo ogni episodio: per quanto alcuni di essi siano dei grandi artisti (su tutti la “nostra” Sara Pichelli), c’è bisogno a mio avviso di un tratto unico ed omogeneo che dia un’identità precisa alla serie, almeno per un’intera saga come avviene su Amazing con l’alternanza Ottley-Ramos.

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Per leggere tutte le serie che mi interessano avrei bisogno di un giornata di 36 ore..

Il giudizio finale – Tirando le somme, mi sento di confermare grossomodo il giudizio espresso alla termine del precedente articolo: Fresh Start è un’operazione commerciale (come tutte, d’altronde) di cui non si sentiva un’estrema necessità e che propone serie perlopiù poco originali ed attrattive tanto per i neofiti quanto, soprattutto, per i lettori smaliziati che desidererebbero qualcosina in più. Per fortuna, ogni tanto arrivano prodotti come il Captain America di Coates e Yu a mescolare le carte e a farci ancora innamorare del medium fumetto. Si dice che “non c’è due senza tre, e il quarto vien da sé”, quindi sicuramente nei prossimi mesi tornerò sull’argomento, dandovi aggiornamenti sulle serie già presentate e, spero, parlandovi di altre proposte della linea Fresh Start. Tra cui, per inciso, quella che vedete nell’immagine qui sopra che sfortunatamente non ho ancora avuto modo di leggere e che conto di recuperare in volume. That’s all, Folks!

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